Rouge Papier



Un diario a più mani, un cenacolo di poeti dell'anima e della pelle. Lo spazio anarchico dove chiunque può postare la sua erotica visione del vivere. Unica condizione: almeno una volta dovete essere stati definiti pornografi....


Qualcosa di me



Utente: mayadesnuda68
Nome: maya - la seduzione è iscritta nel mio dna
All'inizio c'era lei...Donna Cayetana, Duchessa d'Alba Adoro Goya. E adoro soprattutto lei. Donna María del Pilar Teresa Cayetana de Silva y Alvarez del Toledo, meglio conosciuta come la Duchessa d'Alba. La modella prediletta di Goya. La sua musa. La sua amante. La fonte della sua passione e del suo dolore. Cayetana è uan seduttrice, aperta a tutte le esperienze, libera nel corpo e nella mente. Eppure vibra di una passione totale, che è evidente persino nel quadro, solo per Francisco. Il resto sono "balocchi e solazzi" nulla di più. Ed è qui l'ossimoro. Questa donna è una meravigliosa fonte di contraddiziuoni disciolte, intrecciate, fuse l'una nell'altra... esattamente come sono io. In me convivono luci e ombre, mescolate non tanto in una grigia penombra quando in un continuo lampeggiare di bagliori, scolorare di albe, addensarsi di nubi squarciate da oasi di sereno. Sono come Cayetana intessuta di contraddizioni. E seduttrice della vita prima di tutto.





Archivio



oggi
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008



Categorie



amor fou
bdsm sex
censurabile amore
eccitazione
eros
erotismo
femmine
i contest di rougepapier
le galanti avventure di colette
lesbo rouge
passioni scarlatte
poeticamente pervertendo
rifrazione a trois
sex toys diary
sguardi
specchi perversi


Calendario









Bottoni






Membri



 Il mio profilo Contattamimayadesnud...
 Il mio profilo ContattamiAdultero
 Il mio profilo ContattamiAnimaleEro...
Il mio profilo Contattamiarwinflug
 Il mio profilo Contattamiinachisio
 Il mio profilo ContattamiMefisto196...
Il mio profilo ContattamiNudopensie...
 Il mio profilo ContattamiPoetamatto
Il mio profilo ContattamiStellainfu...
 Il mio profilo Contattamithexwolf
 Il mio profilo ContattamiTrinciaSen...
 Il mio profilo Contattamivampyr8
 Il mio profilo Contattamivellutoblu



Commenti



onavi in In attesa
Mefisto1966 in DAL DIARIO DI UNA NO...
blackholesun72 in DAL DIARIO DI UNA NO...


Blog Amici



la mia com del piacere
Racconti erotici al femminile



Foto






Banner



Qui i Banner dei tuoi Affiliati o Siti che ti piacciono



Siti interessanti



~GraphiC ManiA~
Magia d'Amore
Bacheca
Poesie
Frasi
Cerbero's Blog
DitanUrlante
Blog
Blog
Blog
Blog



Marquee



Vieni, entra e coglimi, saggiami provami...
comprimimi discioglimi tormentami...
infiammami programmami rinnovami.
Accelera... rallenta... disorientami.
Cuocimi bollimi addentami... covami.
Poi fondimi e confondimi... spaventami...
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami... ardimi bruciami arroventami.
Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domani, sgominami poi sgomentami...
dissociami divorami... comprovami.
Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra... riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.
di Patrizia Valduga
E nottetempo la gente si arrappa,
s'ingrifa, al serra serra si disgroppa.
Ah... eh... ah... bada ansimare... di tappa
in tappa svelta s'accoppia, s'aggroppa.
Ponte sui sensi, avendoli, s'acchiappa
con mutua trappola, greve s'intoppa
fino allo scoppio... gioca a stringichiappa
a strappa strappa e a cervello di stoppa
por toppa... E intanto la notte le scappa
da razionalità antidotata
e imperata... Io dolente, in gola un groppo,
il mio universo di assenze e la mappa
dei miei giorni ridesti mi sciroppo,
di pensamento in abuso incappata.
La stessa rigirata
d'angoscia in margine all'esiguo e al troppo:
il succo della notte invero allappa.
di Patrizia Valduga

Visite



*loading*
Stelle hanno visitato questo Blog.



Discover Christina Aguilera, Lil' Kim, Mýa & Pink!

Credits



Per l'immagine si ringrazia: Runa74

Free host Splinder

Template © Principessa

Distribuito da


e

Cerbero's Blog
RossoVenexiano


Disclaimer



Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001.



Per visualizzare in modo corretto questo Blog occorre avere una risoluzione di almeno 1024x768.



Create a Meebo Chat Room


.:.*.:.*.La mansarda.*.:.*.:.



2222605.64Se n’era innamorata. In un istante. Le capitava raramente. Ma quando accadeva allora doveva possedere l’oggetto del suo amore. Necessariamente. Quel nido arrampicato sui tetti di una città dove il termine cielo era sempre più spesso sinonimo di sogno, era perfetto. Le travi. Legno lucido. Massello. Inclinate a 45 gradi. Nel punto più altro della trave, se n’era sincerata misurando personalmente, la distanza con il pavimento era di due metri. Avrebbe potuto sospenderlo.  Un sorriso segreto le aveva illuminato gli occhi all’idea delle code della sciarpa rosa che accarezzavano lievi le rotondità esposte del culo di lui. Le sue corde di seta nera avrebbero spiccato contro la sua pelle bianca illuminata solo dalla luce proveniente dalle finestre: luce intermittente di neon e lampioni.
L’avrebbe arredata con pochissimi oggetti. Tutto quello che le serviva per dare un’anima a quello spazio era sciogliere in brividi di lussurioso piacere la tensione che attenagliava l’anima di entrambi quando non potevano toccarsi.
Lì avrebbero potuto. Senza filtri. Non che ce ne fossero tra di loro. Il pudore  era un fatto pressoché sconosciuto ad entrambi. In questo si erano riconosciuti. Istintivamente. Due troie. Ma a volte la mimesi è un fatto necessario. Li avrebbero potuto spogliarsi. Deporre corazze e ironia. Sciogliere ogni laccio per  annodarne altri.  Insieme. Musica quel luogo sarebbe stato pieno di musica e di cibo. Non riusciva a separare l’idea del piacere con lui da  una comunione totale di sensi. Lui le aveva restituito la voglia di progettare perversamente gli scenari del desiderio. Per lui. Per loro. Era passato molto  tempo  da quando qualcuno era stato capace di farlo. Non ricordava nemmeno come fosse quella sensazione che colorava di rosso le giornate. E ora eccola lì. Era stupita in fondo. Di se stessa e di lui.  La follia  non era una novità, l’accompagnava da tutta la vita, era un’amica sincera, più sincera della presunta normalità con cui si era scontrata così tante volte da aver perso il conto ormai.

La voleva. Si chiedeva cosa stesse facendo. Verso chi i suoi occhi lampeggiassero beffardi in quell’istante, chi venisse avvolto dal suo profumo, per chi gli ingranaggi affascinanti del suo pensiero stessero progettando meraviglie perverse. Non era gelosia. Non credeva di essere capace di provare un sentimento di quel tipo. Era troppo presuntuoso e sicuro di se e del suo valore per poterlo davvero provare. Era istinto. Il suo istinto di maschio che la cercava, al di là di qualsiasi raffinata sovrastruttura intellettuale lui tentasse di frapporre tra la sua anima e quella reazione animale: lei scardinava le basi del suo controllo. Era come se gli stesse spalancando al porta dell’inferno e prendendolo per mano gli dicesse: vieni al di là della porta c’è il paradiso, con me…E lui dovesse  imporsi di non correre!
Non era spaventato dall’intensità. Quella l’aveva prevista. Anzi disperava quasi di poterla mai trovare, prima di incontrare, lei. No era il tempo. Lo spazio breve che era intercorso, prima che si ritrovassero, lì. Si chiedeva dove sarebbero arrivati se avessero continuato a quel ritmo. La verità era che se lo chiedeva, sorridendo.

Bene. Era fatta. Ne era davvero soddisfatta. Le erano sempre piaciute le decisioni rapide. Ora si trattava di allestire la scena. Voleva che lui fosse sorpreso. Non era facile riuscirci.  Lui al leggeva bene e questo le imponeva di riuscire ad esercitare un controllo ferreo su se stessa per  impedire che lui  empaticamente intuisse cosa lei  stesse progettando. Chiamò rapidamente il vecchio  amico antiquario di cui si fidava ciecamente. Le servivano alcuni oggetti che solo lui avrebbe potuto procurarle. Ganci di ferro battuto per lampioni da fissare alle travi, le volute liberty avrebbero fatto da aggancio perfetto per le sue corde di seta cremisi. E poi voleva uno di quegli inginocchiatoi barocchi, rivestiti di velluto e ornati di decorazioni. L’avrebbe messo nell’angolo più buio della stanza. Li lo avrebbe punito. Faccia rivolta alla parete. In ginocchio le braccia legate. Illuminato dal cono di luce fredda di una lampada ultramoderna. Lo avrebbe obbligato a chiamare e contare i colpi della sua frusta. Aveva già provato non appena era rimasta sola. La mansarda permetteva l’uso della sua whip, che da anni ormai aspettava di essere tolta dalla preziosa custodia di damasco. Sangue e lacrime. Le sembrava quasi di avvertirne già il sapore. No. Doveva calmarsi. Non poteva eccitarsi,. Non ora. Aveva troppo da fare. Riprese ad elencare al vecchio Benny le sue necessità.

Non la sentiva da ore. In nessun modo. Impossibile. Non era da lei. Era connessa costantemente. In qualche modo la sentiva raggiungibile sempre. E questo a volte lo induceva a fare un gioco di forza con se stesso. Si autoproibiva di cercarla. L’ebbrezza della presenza/assenza di lei che comunque colmava la sua anima lo lasciava esausto e stordito. Le stava obbedendo. Sentiva quell’oggetto allargarlo e colmarlo ed era per lui come se lei fosse lì a sorridergli. Sentiva la forza dello sguardo di lei penetrarlo quanto l’oggetto. Il suo corpo non trovava pace. Il desiderio ne attraversava ogni nervo. Posseduto. Aveva bisogno di essere posseduto. Fottuto. Da lei. Solo da lei.  A volte si chiedeva  come potesse sentirla così. Lei, che era così femmina. Eppure faceva vibrare in lui tutte le sue corde più femminili. Gli tirava fuori il bisogno di essere usato. Piegato. Riempito. Anche ora. Lì. Mentre si chiedeva cosa stesse architettando. Ed era nello stesso tempo certo che fosse qualcosa di esaltante. Per loro.

Perfetto. Avvolse con uno sguardo circolare la stanza. Soffermandosi sul futon sommerso di cuscini colorati. Scivolando compiaciuta sulla porta aperta del bagno che lasciava vedere la vasca circolare  semi incassata sotto la finestra e poi lo spostò sul tavolo di mogano lucido appoggiato alla parete principale , luccicante di cristalli molati e candele rosse. E poi c’era lei. La nicchia. Velata da cortine di voile cangiante. E piena di dolorose sorprese. Dolorose e sublimi  sorprese.
Ora doveva prepararsi. Akira la sua amica giapponese le aveva raccomandato di andare da lei almeno due ore prima, per entrare in quel completo di latex, ci sarebbe voluta una lunga e accurata preparazione. Ma ne valeva la pena!

Dove cazzo era andata a cacciarsi?Non era rintracciabile in alcun modo da ore. Iniziava a preoccuparsi davvero. Ma non per lei. Per le conseguenze della sparizione repentina di lei, su lui stesso. Il fatto era che la voleva dannazione. La voleva  al punto che si sentiva mancare il fiato. Ogni centimetro del suo corpo anelava a  fondersi con quello di lei. ma sapeva che non sarebbe accaduto. Avrebbe dovuto metterci tutta la sua forza. Lei stava preparando una delle sue fantasie. La stava allestendo ne era certo. E lui avrebbe dovuto capire dove voleva condurlo. E poi stupirla, cercando di deviare almeno un poco l’obiettivo di lei. Non si sarebbe sottratto naturalmente. Ma doveva trovare il modo per non farla vincere. Non completamente. Lei se lo aspettava. E lui si  divertiva un mondo a compiacerla.
Il lampeggiare dello schermo del cellulare qualche ora dopo  lo colse impreparato.
“Ti aspetto. via della zecca vecchia 10. Sono certa che capirai a chi citofonare.  Alle 21.” Un sospiro di autentico sollievo lo attraverso tutto. L’uomo sorrise.

Akira aveva fatto un lavoro spettacolare. Il completo  di latex nero la fasciava come un guanto. I tacchi a  spillo d’acciaio brillavano riflettendo al luce delle candele disseminate per la stanza…mancavano pochi minuti alle nove. Il tavolo era apparecchiato in una profusione armonica di cristalli molati e argenti. La donna sorrise pensando a quello che aveva fatto incidere sulla targhetta del citofono….

Non era veramente sicuro di aver interpretato i desideri inespressi di lei nel modo giusto. Ma certamente si sentiva in calore come mai gli era accaduto prima. La lingerie di lei gli accarezzava il corpo. Adorava la sensazione che la seta gli procurava. Se la sentiva addosso come quando lei lo scopava senza tregua.
Un sorriso  minacciò di trasformarsi in risata divertita quando l’occhio gli cadde sul citofono: ossimori e dicotomie, quella donna era folle in un modo che non smetteva di affascinarlo.
Suonò. Il vecchio ascensore gli permise di guardarsi riflesso nelle ante. Contrariamente al solito aveva messo anche la cravatta. Voleva che lei capisse immediatamente la natura delle sue intenzioni. Voleva darsi. Senza condizioni ne limiti. L’unica porta dell’ultimo piano era socchiusa. Le note del blues che lei amava tanto riempivano la piccola stanza in penombra. Entrò deciso.  E il fiato gli si mozzò in gola. Era bellissima. Riusciva quasi ad apparire perfetta. Lei che era troppo viva per riuscirci mai veramente. Persino il latex sulla pelle di lei acquistava delle sfumature calde. Fumava da un lungo bocchino. La immaginò colpirlo con quello. Il suo cazzo ebbe un sussulto.
Lei con un gesto gli indicò le corde che pendevano e lui iniziò a spogliarsi mentre la guardava negli occhi alla ricerca di quella scintilla. Quella che gli rendeva impossibile  sottrarsi a qualsiasi cosa lei avesse voluto da lui.
La vide comparire quando capì cosa portava sotto il gessato impeccabile. La signora era sorpresa. Adorava riuscire a sorprenderla, si spogliò rapidamente. La voce di lei lo raggiunse morbida : “Infila le mani nelle polsiere e chiudi le fibie”. Lui eseguì e la sentì raggiungerlo da dietro. Le dita di lei gli penetrarono il culo. Dure. Decise. Si morse le labbra per non urlare.  E si protese offrendosi.
“Troia. Sei un troia in calore”. La donna sentiva il corpo sciogliersi in mille brividi mentre le sue mani lasciavano cader il bocchino a terra e afferravano il cane. Doveva colpirlo. Subito. Con forza.
“Conta. Troia. Forza. Voglio sentire la tua voce chiamare i colpi. E ringraziare. Dopo ognuno di essi”.
Lui iniziò a contare. La voce gli si spezzava  ad ogni colpo che lei dava. Decisa. Ritmica. Implacabile. Sul decimo colpo lei lasciò cadere il cane e si mise a leccare le strisce rossastre sulla schiena di lui.
“Signora vi prego. Fate della vostra troia,  quello che volete”. La  voce dell’uomo era limpida nonostante il dolore.
La Donna si tolse rapidamente la gonna. Agganciò al tanga di latex il dildo e affondando le unghie nei fianchi dell’uomo lo penetrò decisa.
Il corpo dell’uomo si inarcò strattonando le corde a cui era appeso.  Un sospiro di puro piacere usci dalle sue labbra.
La donna prese ad entrare e uscire ritmicamente dall’uomo, affondando intanto i denti nella sua schiena, sulle spalle, sulle braccia.
I colpi erano ritmici anche stavolta. Ma ogni colpo lo portava più vicino alla sua personale idea di paradiso. L’uomo sentiva la sua volontà liquefarsi ogni secondo di più, sciogliersi  nella sborra , che riempiva i suoi coglioni.
Avvolta dal calore rovente di lui. La donna sentiva di essere ormai vicina all’esplosione. Il ritmo era frenetico. Uscì e rientrò con un solo fluido movimento. Lui urlò sentendo il cazzo irrigidirsi e schizzare. Lei esplose. Le unghie a scorticare i fianchi di lui. I denti affondati nella sua spalla.
Qualche ora dopo. L’uomo sorrise. Mentre lei avvolta in un kimono di seta cremisi gli lavava la schiena dolcemente, inginocchiata alle sue spalle.
Chi l’ha detto che il paradiso può attendere???





Post scritto da mayadesnuda68
di martedì, 06 ottobre 2009 alle 21:35
Lasciami dei commenti


Nella Categoria: femmine, amor fou, passioni scarlatte, bdsm sex




.:.*.:.*.IL DANNO.*.:.*.:.



142765L’aveva scelta perché era come un palcoscenico. Una bolla di cristallo e legno.  Chiusa ma offerta allo sguardo. Una vecchia casa, nel centro di quella città, che ancora sapeva regalare squarci di bellezza, a chi sapeva davvero vedere e non si limitava a guardare. Era perfetta per il loro gioco. Ribalta e nido. C’era solo l’essenziale. Un tavolo di mogano immenso al centro del salone. Un vecchio pianoforte un po’ scordato in un angolo dello studio. Una vasca di quelle con i piedi   di ceramica bianca occupava quasi tutto il bagno…era sbeccata in più punti ma conservava intatta la sua bellezza. La luce invadeva la casa accendendo di migliaia di riflessi i pavimenti di legno scuro. Morbida e sfacciata. Come era lei. A lui piaceva per quello. A volte gli sembrava di sentire il rumore argentino degli ingranaggi della sua  mente perversa che lavoravano incessantemente alla costruzione delle fantasie che poi gli avrebbe regalato. Era musica per lui. Una musica che credeva non avrebbe più sentito. O che comunque  a volte aveva creduto persino di non voler più sentire. Era stupito. Non da lei.  Lei era esattamente come lui si aspettava fosse. Era stupito da se stesso. L’aver riassaporato il gusto di quel liquore inebriante lo aveva lasciato con una voglia addosso, una sorta di languore vigile. Un sottofondo di  consapevolezza della sua fisicità. Era tornato ad essere  carne e sangue, sudore e sperma. Ed era grato. Lo dimostrava a lei nell’unico modo in cui il suo cinismo gli permetteva di farlo: la sfidava.
Quell’uomo aveva un pregio. Notevole e raro. La faceva ridere. La sfidava certo. La stuzzicava, provocava e spingeva verso il limite. Ma quella era l’ordinaria amministrazione del loro rapporto. La base creativa del loro equilibrio. Lui era la musa e lei il poeta. E non c’è autentica poesia senza fervente ispirazione. No.  Quello che la stupiva davvero era la facilità con cui entrava e usciva  dalle variazioni  accurate che lei costruiva per loro. Senza soluzione di continuità. Un  attimo prima era una troia ondeggiante su tacchi a spillo vertiginosi, offerta nella sua nuda bellezza alle voglie del cliente e  subito dopo era un lupo selvaggio che sbranava la sua preda senza chiedere permesso. Governare i passaggi. Determinarli quello l’affascinava davvero. Il nucleo della sfida per lei era tutto lì. Ogni tanto lo osservava mentre era immerso nel gioco. Aveva da sempre quella capacità. Poteva essere contemporaneamente dentro e fuori una situazione. Lo osservava e ne coglieva la gioia spontanea che lo avvolgeva nel ritrovare un gesto, un livido, un grido.
La famigliarità del dolore. Concetto perverso. Ma proprio per questo perfetto per loro. Da vivere  nelle sue mille declinazioni. Lì in quel bozzolo ovattato  che faceva da limpida cassa di risonanza alle loro fantasie.
Quella notte avrebbe alzato la posta in gioco.  Elevato il livello  d’intensità delle loro variazioni. Brividi di anticipazione le correvano sotto pelle. Le mani le formicolavano mentre sistemava in un angolo del salone le candele nelle varie sfumature del rosso, dal cremisi all’arancio che aveva fatto fare appositamente in una vecchia cereria che conosceva alle porte della città. Un morbido tappeto e  una mezza dozzina di cuscini buttati in un artista confusione completavano il quadro.
Sul tavolo di mogano  spiccavano le corde di seta rossa fissate con dei morsetti di acciaio agli angoli del tavolo e sul bordo dei lati più lunghi. Sul fondo del tavolo  spiccavano una bottiglia di champagne e due calici di cristallo. In una ciotola cubetti di ghiaccio e in un’altra pezzi di cioccolato. Gettò la scatola degli havana sul tappeto e si lasciò scivolare sul corpo nudo il vestito di seta nera  che le accarezzava lieve le curve dorate dal sole. Calzò i sandali dorati dai vertiginosi tacchi a spillo… e sorrise riconoscendo l’eccitazione che la coglieva, mentre avvolgeva la benda di seta nera intorno alla maniglia della porta e attaccava ad essa la lettera con le istruzioni…
Erano passati giorni da quando lei lo aveva preso l’ultima volta. I segni sul suo corpo stavano sbiadendo. Li guardava sparire quasi con rabbia. Mentre nel suo studio tra una telefonata e l’altra cercava di assaporare ancora nel ricordo la forza della presenza di lei, il display del suo cellulare  inizio a lampeggiare.
“Alle 21.”  Un brivido scosse il suo corpo come una scarica elettrica e subito la sua mente iniziò a viaggiare. Proiettata in avanti. A quello che lei avrebbe fatto. A ciò che lui avrebbe detto. S’impose di fermarsi. Cinicamente si disse che  qualsiasi cosa lei avesse fatto, lui sarebbe stato pronto. Era affascinato dalla mente di lei. I meccanismi perversi alla base del suo modo appassionato  di possedere erano per lui fonte di continua, deliziosa meraviglia.  Una cosa però l’avrebbe fatta. Subito. Ne aveva bisogno. Andò in bagno e si denudò poi, si  depilò metodicamente, accuratamente. Attento che non un cm di pelle rimanesse meno che liscio. Quindi si rivestì, senza indossare biancheria. Aveva bisogno di sentirsi pronto. Pronto ad essere usato. Si risedette alla scrivania e si dispose ad attendere. Mancavano ancora molte ore…
Le piaceva immaginarlo attendere. Contare le ore. Lo vedeva gustarsi quell’attesa e fremere nello stesso tempo. Poteva quasi sentire il turbinio convulso dei pensieri di lui mentre cercava di  comprendere cosa lei avesse  escogitato questa volta. Mancavano due ore. Il tempo necessario per recuperare quell’oggetto. Sorrise al suo riflesso nello specchio . E uscì.
Lo aveva fatto fare su misura da un artigiano del cuoio. Era un vecchio mastro sellaio da cui suo padre faceva fare le selle per il pony su cui aveva imparato a cavalcare da piccola. Se si era stupito della sua richiesta e del calco che gli aveva portato, aveva ben dissimulato. E ora eccolo lì. In tutto il suo splendore. L’esatta tonalità della sua pelle. Le esatte misure di lui. Era ora…
Aveva trovato la benda. E le istruzioni. Un lento sorriso  si era allargato sulla sua faccia  mentre  mormorava che adorabile stronza, leggendo le istruzioni che  aveva vergato su quel cartoncino cremisi.
Si era spogliato, Aveva acceso tutte le candele e spalancato le finestre. L’aria della notte ancora calda di quel principio di autunno nordico aveva invaso la casa. Sprigionando il profumo del legno invecchiato dei pavimenti che l’aveva avvolto, aveva trovato le polsiere e le cavigliere di morbido cuoio legate alle corde di seta rossa.  Prima di legarsi aveva stappato lo champagne e lo aveva versato nei calici. quindi aveva fatto partire la musica dallo stereo che si era portato dietro. Un vecchio blues struggente  si era diffuso riempiendo la casa di  sensuale attesa. Si era disteso sul tavolo. Legato. Gambe aperte, braccia spalancate. Nudo. Offerto. La benda calata sugli occhi. Era ora…
Il rumore dei tacchi di lei sul parquet rimbombò nelle sue vene come una scossa. Senti la pressione delle unghie affilate di lei contro il suo collo. La voce ad un soffio dalla sua bocca.” La mia troia…. !”
Gocce di cera bollente a pioggia sul suo corpo.  E poi ghiaccio, dove prima c’era violento bruciore. E la lingua calda, morbida di lei a lenire la violenza dei morsi, incisi nella carne. La carne offerta di lui.
Cominciava a dubitare. E per lui farlo voleva dire prepararsi a godere. La voce di lei era stata dura. Sapeva che c’era quella durezza ma fino a quel momento non aveva davvero creduto che lei sarebbe arrivata ad usarla con lui.  Voleva abbandonarsi.
La bocca  di lei scivolava lenta lungo il suo corpo. L’affondo fu repentino. Sussulttò imprecando e strattonando le corde. La senti ridere. La stronza gli aveva morso i testicoli. Dio non sapeva nemmeno lui  se l’adorava o la odiava in quel momento.
“E’ appena iniziata tesoro”. Mentre l’eco delle sue parole si spegneva nella stanza illuminata solo dalle candele,  gli infilò due dita, decisa, nel culo. E iniziò a girarle. Mentre gocce di cera colavano sul cazzo eretto.
Sei bravo. Cazzo, sei veramente bravo. In pochi minuti hai recuperato il controllo e ora hai incollato quello sguardo beffardo ai miei occhi e  sembri volermi dire: tutto qui?  No non è tutto qui. Ma non ti permetterò di controllare il gioco. Non è nemmeno quello che vuoi davvero. Io so quello di cui hai bisogno. E te lo darò perché dartelo è quello di cui ho bisogno io.
Lasciò cadere a terra il vestito. L’uomo si accorse di soffrire di più per l’impossibilità di toccare quella pelle dorata che non per le bruciature della cera. Si portò alle labbra il flutè di champagne e bevve avida mentre alcune gocce le scendevano tra i seni. Si accorse  di desiderare di essere lui quella goccia che esitava sul capezzolo duro. Cazzo. Quella strega puttana aveva intenzione di esasperarlo. E lui non poteva e non voleva dargliela vinta facilmente. Ma era sempre più difficile mantenere il distacco. Ora cosa stava facendo…
Agganciò le fibie sui fianchi e  sistemò il dildo interno nella fica. Quel semplice gesto bastò a portarla sull’orlo dell’orgasmo. Ma non ancora si ammonì. Non ancora.
Si voltò e lo fissò negli occhi lasciando che lui assorbisse tutta la potenza dello spettacolo che gli offriva.
Quindi si avvicinò al tavolo e rapida sciolse le cavigliere che bloccavano le gambe di lui al tavolo. Lo attirò a se in modo che il culo di lui  si trovasse sul bordo del tavolo e si mise le gambe di lui sulle spalle. Un’unica fluida spinta. Lui urlò. Lei sorrise. E iniziò a muoversi con intensità e ritmo crescenti.  Il culo di lui l’avvolgeva.  Il suo corpo era scosso da brividi. Le unghie ad artigliare i fianchi di lui, la donna cercava di trattenere l’esplosione che sentiva imminente. Voleva sentirlo sciogliersi prima. L’uomo non era più in grado di  pensare. Il suo corpo si era scisso in mille piccoli frammenti di doloroso piacere quando lei l’aveva penetrato. Ora riusciva solo a sentirla. A sentire la forza, la passione l’intensità con cui lei s’impadroniva di ogni più piccolo anfratto delle sue viscere. Sapeva cosa lei voleva e sentiva che presto non avrebbe potuto fare a meno di darglielo. Dentro di lui stava crescendo il bisogno. Il suo cazzo eretto per semplice riflesso del piacere violento che lei gli stava dando non si sarebbe lasciato imbrigliare dalla sua volontà. Si sentiva una troia. La troia di lei. E aveva la necessità, si necessità, di dirglielo.
Dillo. La mente della donna urlava  quel comando. Ma non una sillaba usciva dalle sue labbra, su cui era dipinto un sorriso enigmatico. Maledetto stronzo. Dillo! libera entrambi da questa tortura.  La frequenza dei colpi  ormai era diventata feroce.  
La donna afferrò il cazzo svettante dell’uomo,  strinse….”Chi sei tu???”
Lui sorrise, anche se si chiedeva dove avesse  racimolato le forze per mettere insieme quel sorriso e.. : “Sono la tua troia…” disse  in un gemito
La donna esplose, mentre il cazzo di lui schizzava sperma caldo sul corpo di entrambi.
Dopo fu silenzio e risate e cioccolato sparso sui corpi e sigari profumati di intima essenza.  Un lento vivere la notte come se fosse eterna. Insieme.



 



Post scritto da mayadesnuda68
di domenica, 06 settembre 2009 alle 17:12
Lasciami dei commenti


Nella Categoria: femmine, bdsm sex




.:.*.:.*.DAL DIARIO DI UNA NON SIGNORA.*.:.*.:.



helmut-newtonFIESTA!!!!!

Oggi ho fatto una festa.

Una festa di carne e sperma.

Un banchetto di pelle, lividi, graffi e champagne

Un'orgia privata  di due menti perverse

Ho riso, colpito, scopato e ancora riso

E poi ...Variazioni estemporanee sul tema

Il nero ti dona...

si sposa perfettamente con il viola intenso del livido all'interno della tua coscia che si scorge là,  oltre il bordo lieve delle calze

Sei stato commovente...

Un cinico commovente neo50enne su un paio di tacchi a spillo ....!



15245bGIOCHI

Ti ho chiamato. Ti ho dato appuntamento in un bar elegante del centro. Uno di quelli pieni di sciure griffate e frigide .

Ti ho aspettato al bancone. E Mentre bevevo ti ho spedito ad aspettarmi in bagno. Ti ho raggiunto. Mi sono alzata la gonna. Tu eri già in ginocchio. Hai Pompato il clito con adeguata solerzia.

Sono venuta nella tua bocca. Ho Rimesso a posto al gonna e me ne sono andata...

Adoro questo gioco

artwork_images_230_6509_robert-mapplethorpe50 enni

Oggi
Oggi ho finalmente capito perchè li prediligo stronzi e anche un filo pirla :-D perchè poi dal cilindro della loro fantasia perversa tirano fuori pomeriggi come questo:

Le chiavi in uan busta con la mia iniziale sopra la casella postale.
Le spiegazioni su come usarle via sms un'ora prima
La porta delle vecchia casa deserta di ringhiera semi aperta

Lui sdraiato su un pavimento di legno antico nudo con la vaschetta di gelato a fianco...e un sorriso ironico sulle labbra...

Hai detto che avevi voglia di gelato...


ahahahahhahah o li uccidi o lasci che ti adorino :-D







Post scritto da mayadesnuda68
di giovedì, 03 settembre 2009 alle 21:12
Lasciami dei commenti (2)


Nella Categoria: femmine, bdsm sex, poeticamente pervertendo




.:.*.:.*.Prenderti.*.:.*.:.



donna_5

Non posso che prenderti
all'infinito.



Post scritto da AnimaleErotico
di martedì, 25 agosto 2009 alle 17:24
Lasciami dei commenti


Nella Categoria: eros, sguardi, eccitazione, passioni scarlatte, bdsm sex




.:.*.:.*.Mia.*.:.*.:.



donna_4

Mi aspetti così
e io mi fermo a guardarti
a godere della vista prima.

Poi sei mia
e tutto il mio corpo
tutto l'intensità del mio impeto
reclama il il mio possederti
senza tregua,
alcuna.



Post scritto da AnimaleErotico
di martedì, 25 agosto 2009 alle 17:21
Lasciami dei commenti (1)


Nella Categoria: eros, eccitazione, passioni scarlatte, bdsm sex




.:.*.:.*.In attesa.*.:.*.:.



erosIn attesa
ti aspetto

pronta
a tutto.



Post scritto da AnimaleErotico
di martedì, 25 agosto 2009 alle 17:19
Lasciami dei commenti (2)


Nella Categoria: eros, eccitazione, passioni scarlatte, bdsm sex




.:.*.:.*.Intenso Piacere.*.:.*.:.



donna piacere
Intensa voglia di te.
Desiderio puro del tuo piacere,
del tuo possesso.

Di sentirmi tua.

Sola, apro le gambe
e ti immagino qui con me.

Insaziabile ti aspetto,
così.



Post scritto da AnimaleErotico
di martedì, 25 agosto 2009 alle 17:15
Lasciami dei commenti


Nella Categoria: eros, erotismo, eccitazione, passioni scarlatte




.:.*.:.*.SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE.*.:.*.:.



detail-big-9Caldo. Afoso e avvolgente. Annebbia i pensieri e esalta i sensi. La mente vuota e il corpo pronto per essere colmato. Gocce di sudore colano lungo l'arco della spina dorsale, si fermano all'attaccatura della natiche portando con se brividi di consapevolezza vogliosa. Penombra. Sollievo per gli occhi ma non per la voglia struggente che mi serra il ventre.

Ancora gocce. Ma non è sudore stavolta.

Cadono lente sulle labbra. Colano sulla colonna tesa del collo.
Scivolano sull'arco del seno. Insistono. Frequenti, grosse, deliziosamente...fredde. I capezzoli si tendono. Il calore tra le cosce diventa umido rovente.

Silenzio.

Plic Plic Plic.

Le gocce percorrono il ventre teso, colmano l'ombelico, scivolano sull'arco del monte di venere, giù tra le cosce. Fresco. Ma non abbastanza. Apro le gambe. Lente le gocce scivolano tra le pieghe della fica. Incontrano il rovente umidore ed.. evaporano. Sollievo ho bisogno di essere colmata di.... sollievo.

Un gelido sollievo.

Dita che spingono lente, insesorabili, bordi leggermente taglienti. Mi tendo verso quell'improvviso ristoro. Uno, due, tre, quattro...cinque. Il sollievo dilaga nel mio ventre. Vapori leggeri si alzano tra le mie cosce. Brividi lungo la schiena , a salire verso le punte turgide dei seni.

Tic Tic Tic. Scorrono lenti i minuti.

Bisogno ora. Pressante bisogno di dare ristoro. Trasformata in fonte. Rivoli di fresco refrigerio mi colano lungo le cosce ora sollevate. Percorri quei rivoli. Li cerchi minuziosamente con la punta umida della lingua. Indugi, accarezzi, esplori. Risali lento verso la mia fonte. Succhiudi le labbra...

BEVI

Avido suggi sollievo ghiacciato.
Ed ogni goccia gelida alza di un grado ancora il ribollire violento della tua voglia. Mi inarco verso la tua bocca. Ormai lappi avido come un gattino affamato fa con la ciotola del suo latte.

Ancora gocce
Copiose, abbondanti, ricoprono la tua lingua, colmano la tua bocca, soddisfano la tua sete...

Sono calde e salate ora...



Post scritto da mayadesnuda68
di domenica, 26 luglio 2009 alle 20:54
Lasciami dei commenti (3)


Nella Categoria: erotismo, femmine, passioni scarlatte




.:.*.:.*.Colori.*.:.*.:.



donna_2
Nel buio della stanza
un nuovo gioco di chiari scuri
che mi intriga
mi eccita
mi spinge sul letto
da te
per prenderti
fino a sfinirmi.
E oltre.



Post scritto da AnimaleErotico
di domenica, 26 luglio 2009 alle 13:26
Lasciami dei commenti (2)


Nella Categoria: eros, erotismo, eccitazione, passioni scarlatte




.:.*.:.*.Muro.*.:.*.:.



muro_3
Ora avrei voglia di prenderti così
contro questo muro
questa fredda parete
contro cui inchiodarti col mio corpo che preme sul tuo
Presa e conquistata
Piena del mio desiderio.



Post scritto da AnimaleErotico
di domenica, 26 luglio 2009 alle 13:23
Lasciami dei commenti


Nella Categoria: eros, eccitazione, passioni scarlatte






1 2 3 4 5 6 7 8 9 ...
successiva ›
ultima »

MigliorBlog.it
BubbleShare: Share photos - Create and Share Crafts